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Tokyo,9 Dic - Candidata a diventare la quinta capitale della moda dopo Parigi, Milano, Londra e New York, la conturbante Tokyo, per la quarta volta, ha offerto il suo ventre materno per dare al mondo i prossimi maestri della Haute Couture dagli occhi a mandorla.
Dopo Yohii Yamamoto, Issey Miake e Kenzo, pionieri in Occidente dello stile del Sol Levante, il Giappone si prepara a sfornare altri talenti capaci di conquistare il pubblico più esigente. E lo fa in una perfetta sintesi tra tradizione e modernità. Il segreto del successo delle collezioni "Made in Japan" (locuzione che fa pensare ancora, ma erroneamente, a materiali di minor qualità) è dato dalla grande valorizzazione della loro stessa cultura, così affascinate e poliedrica, e da un talento innato ad anticipare la modernità.
E poi, è inutile dirlo, il Giappone ci affascina, seppur nelle sue contraddizioni. Basti pensare a quanto siano in voga gli arredamenti che contemplano il Feng Suhi, i tatami, i corsi di meditazione Yoga o Thai Chi, i fumetti e cartoni animati giapponesi.
Ecco quindi che la Tokyo Fashion Week, svoltasi dal 12 al 20 marzo nell'immensa capitale giapponese, è stata un continuo susseguirsi di atmosfere differenti tutte figlie della stessa cultura, tutte interessanti, tutte attraenti per noi occidentali. Eri Utsugi, per Mercibeaucoup, ha letteralmente giocato con i pom-pom e i pois in una collezione colorata che sicuramente omaggia la spensieratezza dei manga. La stilista Do-Ho, invece, per la sua collezione personale, presenta una moderna donna samurai, una guerriera ben protetta da tanti indumenti sovrapposti, accostati con una maturità che non ci si aspetterebbe: gonne a strati di tessuti differenti o pantaloni a sbuffo, cappotti svasati e particolari cinture, maxi-borse e stivali in pelle lavorata. Tutti questi abbinamenti costruisce uno stile personale e grintoso, da cui traspare la forza della femminilità. Il risultato è eccellente. Jotaro Saito impone orgogliosamente la cultura del kimono, presentandone molteplici, ma tutti sui toni del grigio.
Le collezioni più originali sono quella di Hokuto Katsui, che fa spiritosamente sfilare una collegiale con un libro al posto del cappello, e quella di Tamae Hirokawa, con la sua pioggia di cristalli che impreziosisce gli sguardi delle modelle o che scende da un cappello, che a dir la verità, ricorda infelicemente un lampadario dell'ottocento, di cui in Oriente però non si ha memoria. Ma una menzione è meritata anche da Hikoro Koshino, che interpreta una donna stile impero, in eleganti colori scuri, ideando un importante cappello di pelliccia fumo che sembra fluttuare sulla testa delle modelle.
In generale si può dire che le nuove carte che il Giappone gioca sulla scena mondiale della moda sono perlopiù donne. Chissà quindi che, quindi, dopo tre importanti nomi maschili, non sia femminile il prossimo volto del moda giapponese pronto ad approdare con le sue collezioni sulle nostre passerelle. Noi alcuni nomi li abbiamo fatti, il resto ce lo dirà il tempo.
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